Andy ti presento Harry
Come Harry Byrne è tornato ad essere un pretendente per la maglia numero 10 dell'Irlanda
Dopo la Rugby World Cup 2023 in Francia chiusa dolorosamente ai quarti di finale, l’Irlanda ha salutato con tutti gli onori Jonathan Sexton, uno dei più forti mediani di apertura di tutti i tempi.
La sua eredità è stata presto posta sulle spalle di un giovane talento, Sam Prendergast: classe 2003, prodotto del modello Leinster nato e cresciuto per giocare quel genere di rugby da cui la nazionale irlandese pesca a piene mani, precoce nella matura gestione delle partite e proprietario di mani e piedi capaci di toccare l’ovale con una rara combinazione di sensibilità e potenza.
Il dinoccolato spilungone dalle spalle curve e il collo protruso ricorda Sexton anche nelle movenze, il che ha subito colpito l’immaginario dei tifosi irlandesi e, forse, anche degli addetti ai lavori.
Prendergast ha debuttato a novembre del 2024 e da allora ha giocato 13 volte per l’Irlanda, di cui 9 da titolare. Malgrado di quelle tredici l’Irlanda ne abbia vinte dieci, un anno più tardi il giovane dubliner non riscuote più unanimi consensi. Un po’ per la concorrenza di Jack Crowley, poco più vecchio numero 10 del Munster e giocatore diverso ma altrettanto forte.
Sono quasi complementari i due: tanto Prendergast è regista che ama scegliere le giuste opzioni e far giocare i compagni, tanto Crowley adora attaccare in prima persona; tanto il primo ha nel placcaggio e nello scontro fisico il proprio punto debole, quanto il secondo invece fa del confronto diretto una delle sue armi migliori.
L’Irlanda si trova oggi in una situazione d’impasse. Ha due giovani mediani di apertura molto forti, ma nessuno dei due ancora all’altezza di essere titolari indiscussi di una squadra con le ambizioni dell’Irlanda, che ha bisogno di grandissimi per rimanere nelle prime posizioni del ranking mondiale.
Alla vigilia del Sei Nazioni 2026 emerge la terza via. Un’alternativa che si sta riprendendo il centro del palcoscenico dopo che tutti si erano dimenticati di lui. Si chiama Harry Byrne, ha 26 anni e 4 caps in nazionale, sparpagliati: ha debuttato nel luglio 2021, contro gli Stati Uniti; ha giocato a novembre dello stesso anno contro l’Argentina; le altre due presenze in minimi scampoli di partita al Sei Nazioni 2024 contro Italia e Scozia.
Cresciuto con l’etichetta de il più forte dei fratelli Byrne (Ross, il maggiore, è stato anche lui a lungo apertura del Leinster, ora gioca a Gloucester), sembrava dovesse avere una carriera di maggiore successo in franchigia e in nazionale, ma nessuna delle due ha mai creduto davvero in lui, complici anche una miriade di acciacchi fisici.
Durante la scorsa stagione a Byrne è stato proposto di trasferirsi a Galway. Lasciare Dublino, andarsene a giocare al Connacht con continuità e provare a riprendersi un posto in nazionale. L’idea non gli è piaciuta. A metà campionato ha attraversato il braccio di mare che separa l’Irlanda dal Regno Unito, si è accasata in Premiership, in prestito ai Bristol Bears.
Bristol è un club che negli ultimi anni sta facendo qualcosa di fantastico. È una delle squadre più divertenti d’Europa, con pochi giocatori internazionali nelle proprie fila. Li allena uno dei tecnici unanimemente considerati tra i migliori al mondo, il neozelandese Pat Lam. Da gennaio a giugno ci ha dato dentro, ha recuperato prima di tutto fiducia in sé stesso ed è tornato a Dublino con una convinzione diversa.
Al Leinster se ne sono accorti. Byrne ha giocato undici partite, sette da titolare come numero 10, in proiezione potrebbe superare gli anni in cui era il vice-Sexton designato della squadra di Dublino, tra il 2020 e il 2023. Soprattutto, però, sembra aver convinto i tecnici in particolare ultimamente: ha giocato da titolare cinque delle nove partite disputate dal Leinster dai test di novembre ad oggi, compresi 80 minuti nel derby natalizio contro il Munster. Ha fatto bene in Champions contro Leicester e Bayonne, in URC con Connacht. In trasferta a La Rochelle ha piazzato il calcio della vittoria, Andy Farrell assisteva in tribuna.
“Mi piace il fatto che Harry stia dimostrando, non solo con il gioco ma anche con il linguaggio del corpo, di essere qui per competere e per farsi notare - ha detto un compiaciuto Farrell a Edimburgo, dove si è svolta la presentazione del Sei Nazioni - Penso giochi con molta fiducia in sé stesso, è quel tipo di ragazzo. Sta bene e deve essere orgoglioso di sé stesso per come è rientrato nel giro della nazionale dopo un anno difficile. I miei complimenti per quello che ha fatto.”
E ora, alla vigilia del Torneo, tra i commentatori irlandesi c’è anche qualcuno che spinge perché sia lui l’uomo con la maglia numero 10 a Parigi, nella prima partita della competizione.
Improvvisamente, l’Irlanda delle certezze incrollabili è una squadra con un sacco di punti di domanda. Gli infortuni hanno privato la squadra di tutte le principali alternative a pilone sinistro, dove potrebbe adattarsi Finlay Bealham, ma a destra Furlong è in dubbio. Robbie Henshaw e Bundee Aki sono entrambi fuori (infortunio e squalifica) e praticamente la maglia numero 12 è stata di uno dei due per la quasi totalità dei test degli ultimi 9 anni.
Hugo Keenan è un altro giocatore infortunato, per cui l’Irlanda si troverà a giocare a estremo con uno fra Ciaran Frawley e Jamie Osborne.
Un XV inatteso è una delle cose meno probabili per un allenatore come Farrell, ma prima o dopo, vista la forma recente, un pensiero per Harry Byrne il capo allenatore della nazionale irlandese lo farà.
A 26 anni il numero 10 sta bussando alla porta della sua prima presenza da titolare al Sei Nazioni. Dall’altra parte Andy Farrell sembra sempre più propenso ad aprirgliela.




